Stellantis, nuovi esuberi in Italia: 350 posti tagliati in Campania
Stellantis annuncia esuberi in Campania, crisi produttiva senza precedenti. Fiom-Cgil chiede investimenti e intervento governativo urgente
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La drammatica situazione dell’industria automobilistica italiana ha raggiunto livelli critici, con la produzione crollata a soli 283.090 veicoli nel 2024, un dato che non si registrava dal lontano 1956. A peggiorare il quadro, Stellantis ha annunciato 350 nuovi esuberi Campania, suddivisi tra 50 a Pratola Serra e 300 a Pomigliano d’Arco. Dal 2015, il settore ha perso circa 14.000 posti di lavoro, di cui ben 3.600 solo quest’anno.
Una crisi spaventosa
Il contrasto tra le dichiarazioni ufficiali di Stellantis, che afferma la centralità dell’Italia nei suoi piani industriali, e le azioni concrete dell’azienda è evidente. La Fiom-Cgil, rappresentata da Samuele Lodi, Mauro Cristiani, Mario Di Costanzo e Giuseppe Morsa, denuncia una strategia di progressivo disimpegno che minaccia non solo l’occupazione, ma l’intero futuro del settore automotive nel Paese.
Le prospettive di ripresa appaiono lontane: la produzione della piattaforma Small a Pomigliano è prevista solo per il 2028, mentre il debutto della nuova Fiat Panda è atteso nel 2030. Nel frattempo, i lavoratori devono fare i conti con ammortizzatori sociali, salari ridotti e premi di risultato scesi a soli 600 euro nel 2024.
Un programma di abbandono
La disparità tra la condizione dei dipendenti e quella degli azionisti è un altro aspetto emblematico della crisi. Mentre i lavoratori subiscono tagli e incertezze, gli azionisti beneficiano di un utile netto di 5 miliardi di euro. Il cosiddetto Piano Italia, inizialmente presentato come una strategia di rilancio, sembra ormai un programma di graduale abbandono del mercato italiano.
Ad aggravare la situazione, il governo ha ridotto dell’80% il fondo per l’automotive e sta valutando ipotesi di riconversioni militari. I sindacati, tra cui la Fiom-Cgil, chiedono interventi urgenti: investimenti in ricerca e sviluppo, nuovi modelli produttivi e un piano concreto di assunzioni.
La Fiom-Cgil invoca l’apertura di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi, sottolineando la necessità di azioni immediate per evitare il collasso di un settore storicamente cruciale per l’economia italiana.
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